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Anna mi salutò, lasciandomi desiderosa quanto prima di sapere il seguito, così uscii anche io dalla caffetteria e mi avviai verso casa, ancora un po’ intontita dallo straordinario racconto.
Queste due donne così legate ma allo stesso tempo così lontane e io, invece, sola a New York, ma sola anche in Italia.
Non sono mai riuscita ad instaurare legami così forti e duraturi nel tempo, e mi sono sempre domandata se la causa fossi io o la gente che incontravo sulla mia strada e chissà se ora, in un altro paese, alla mia non più giovanissima età, sarei riuscita anche io a trovare la mia ‘’amica/o del cuore’’.
Con questa idea in testa continuai a camminare nel quartiere, non avevo voglia di ritornare a casa, ma avevo voglia di esplorare, di conoscere, di osservare e, perché no, di essere osservata.
Approfittai del primo supermercato trovato sulla strada per fare un po' di spesa ma, nonostante non fosse così difficile trovare cibo italiano, optai per le "imitazioni" a causa dei costi elevati, al momento per me non accessibili.
Nel supermercato incontrai molti italiani, già a New York da tempo, che mi diedero delle dritte su cosa, pur essendo americano, fosse commestibile.
Terminata la mia modesta spesa mi avviai verso casa, complimentandomi con me stessa per aver già memorizzato i tre isolati intorno al mio appartamento.
Mentre sorridevo da sola per questa conquista una voce dietro di me:<< cosa ti fa sorridere stamattina? La spesa costosa o il cibo americano che controvoglia manderai giù?>>
Perplessa ma incuriosita mi voltai, con le mie buste, a guardare chi mi stesse parlando.
Non potevo crederci, ma la Grande Mela allora non è poi così grande!
Giorgio, si proprio lui lo steward, sempre e soltanto di passaggio a New York ma per puro caso di passaggio sotto casa di una nuova arrivata.
Ci guardammo e, inevitabilmente stupiti e divertiti, iniziammo a ridere.